giovedì 5 aprile 2018

RAGAZZI DIFFICILI

Mi è capitato di leggere un libro interessante , vi voglio riportare uno stralcio  molto significativo .



"CAPITOLO 1 CHI SONO I RAGAZZI DIFFICILI 1.1



“Ragazzi difficili” : perché? Gli adolescenti con cui sono entrata in relazione in occasione del mio tirocinio universitario in Brasile hanno abbandonato la scuola, sono scappati di casa, hanno commesso reati, hanno tentato il suicidio, hanno subito violenze, hanno assunto sostanze stupefacenti. Si tratta evidentemente di storie diverse, di comportamenti non omogenei, di percorsi di vita non omologabili, dove però tutti questi ragazzi hanno in comune il fatto che i loro comportamenti sono percepiti come discordanti rispetto a un modello condiviso. Si può parlare di quelli che Piero Bertolini definisce ragazzi difficili , dove il termine difficile è inteso in senso forte , perché individua quelle condizioni in cui la soglia della problematicità viene superata provocando difficoltà. L’autore più in particolare classifica i ragazzi difficili in tre categorie : 
-i ragazzi a rischio, 
-i ragazzi disadattati, 
-i ragazzi delinquenti. 
Nella mia esperienza di tirocinio come educatore sociale e animatore ho avuto modo di incontrarle tutte. I ragazzi a rischio vivono situazioni caratterizzate da carenze di ordine materiale o relazionale. Con quelle di ordine materiale si intendono condizione di povertà, insicurezza economica, disagio abitativo e più in generale un’esistenza vissuta in un contesto sociale profondamente degradato. Con carenze relazionali invece si intendono quelle particolari condizioni o storie familiari che comportano l’abbandono, il rifiuto o forme di vera e propria disgregazione della famiglia. Questo genere di condizioni che fanno da sfondo all’esperienza evolutiva del bambino o del ragazzo sono considerate come fonti di un disagio sociale collocato essenzialmente nel futuro. In sintesi questi ragazzi vivono un mondo relazionale decisamente contraddistinto dal disagio. I ragazzi disadattati assumono atteggiamenti o comportamenti più o meno disadattivi. Sono adolescenti o preadolescenti che in risposta a situazioni percepite come dolorose o critiche, hanno consolidato atteggiamenti lesivi di sé o del contesto in cui vivono. Le reazioni messe in atto come risposta a queste situazioni sono un senso permanente di fallimento, la rivendicazione continua di autonomia. Dal lato pratico queste reazioni corrispondo a fughe da casa, abbandono della scuola, piccoli furti, reazioni aggressive nei confronti di cose e persone. I ragazzi delinquenti sempre seguendo le definizioni di Bertolini, sono tutti quei minori che hanno infranto le norme del codice penale. Il ragazzo che ha a che fare con la giustizia si trova indubbiamente in una situazione di difficoltà. La scelta di un atto antisociale è l’indice di un maggior stato di tensione o di una difficoltà più profonda da lui avvertita nel processo di costruzione di sé come soggetto. Nella maggior parte dei casi il reato rappresenta un puro mezzo per soddisfare bisogni che questi ragazzi hanno in comune con la maggior parte degli adolescenti. A proposito di quest’ultima categoria è opportuno accennare anche a quei minori coinvolti in attività che fanno capo a forme di criminalità organizzata, dato che questa è diffusa assai nel territorio brasiliano e colpisce tutti quelli che appunto possiamo includere tra i ragazzi “ difficili”. Nello specifico va segnalato che nella maggior parte dei casi gli adolescenti o i preadolescenti che entrano a far parte di questi circuiti non scelgono l’attività criminale come puro mezzo per ottenere dei benefici, ma come stile di vita: uno stile che è caratterizzato da un forte senso di appartenenza a un nucleo diventato per loro familiare percepito come l’unico. Questi legami che i ragazzi instaurano sono forti, solidali e li fanno sentire parte di una comunità, in cui il bene comune è anteposto a quello individuale."