Mi è capitato di leggere un libro interessante , vi voglio riportare uno stralcio molto significativo .
"CAPITOLO 1
CHI SONO I RAGAZZI DIFFICILI
1.1
“Ragazzi difficili” : perché?
Gli adolescenti con cui sono entrata in relazione in occasione del mio tirocinio universitario
in Brasile hanno abbandonato la scuola, sono scappati di casa, hanno commesso
reati, hanno tentato il suicidio, hanno subito violenze, hanno assunto sostanze stupefacenti.
Si tratta evidentemente di storie diverse, di comportamenti non omogenei, di
percorsi di vita non omologabili, dove però tutti questi ragazzi hanno in comune il fatto
che i loro comportamenti sono percepiti come discordanti rispetto a un modello
condiviso.
Si può parlare di quelli che Piero Bertolini definisce ragazzi difficili , dove il termine
difficile è inteso in senso forte , perché individua quelle condizioni in cui la soglia della
problematicità viene superata provocando difficoltà.
L’autore più in particolare classifica i ragazzi difficili in tre categorie :
-i ragazzi a rischio,
-i ragazzi disadattati,
-i ragazzi delinquenti.
Nella mia esperienza di tirocinio come educatore sociale e animatore ho avuto modo
di incontrarle tutte.
I ragazzi a rischio vivono situazioni caratterizzate da carenze di ordine materiale o relazionale.
Con quelle di ordine materiale si intendono condizione di povertà, insicurezza
economica, disagio abitativo e più in generale un’esistenza vissuta in un contesto sociale profondamente degradato. Con carenze relazionali invece si intendono
quelle particolari condizioni o storie familiari che comportano l’abbandono, il rifiuto
o forme di vera e propria disgregazione della famiglia. Questo genere di condizioni
che fanno da sfondo all’esperienza evolutiva del bambino o del ragazzo sono considerate
come fonti di un disagio sociale collocato essenzialmente nel futuro. In sintesi
questi ragazzi vivono un mondo relazionale decisamente contraddistinto dal disagio.
I ragazzi disadattati assumono atteggiamenti o comportamenti più o meno disadattivi.
Sono adolescenti o preadolescenti che in risposta a situazioni percepite come dolorose
o critiche, hanno consolidato atteggiamenti lesivi di sé o del contesto in cui vivono. Le
reazioni messe in atto come risposta a queste situazioni sono un senso permanente di
fallimento, la rivendicazione continua di autonomia. Dal lato pratico queste reazioni
corrispondo a fughe da casa, abbandono della scuola, piccoli furti, reazioni aggressive
nei confronti di cose e persone.
I ragazzi delinquenti sempre seguendo le definizioni di Bertolini, sono tutti quei minori
che hanno infranto le norme del codice penale. Il ragazzo che ha a che fare con la
giustizia si trova indubbiamente in una situazione di difficoltà. La scelta di un atto antisociale
è l’indice di un maggior stato di tensione o di una difficoltà più profonda da
lui avvertita nel processo di costruzione di sé come soggetto. Nella maggior parte dei
casi il reato rappresenta un puro mezzo per soddisfare bisogni che questi ragazzi hanno
in comune con la maggior parte degli adolescenti.
A proposito di quest’ultima categoria è opportuno accennare anche a quei minori
coinvolti in attività che fanno capo a forme di criminalità organizzata, dato che questa
è diffusa assai nel territorio brasiliano e colpisce tutti quelli che appunto possiamo includere
tra i ragazzi “ difficili”.
Nello specifico va segnalato che nella maggior parte dei casi gli adolescenti o i preadolescenti
che entrano a far parte di questi circuiti non scelgono l’attività criminale
come puro mezzo per ottenere dei benefici, ma come stile di vita: uno stile che è caratterizzato
da un forte senso di appartenenza a un nucleo diventato per loro familiare percepito come l’unico. Questi legami che i ragazzi instaurano sono forti, solidali e li
fanno sentire parte di una comunità, in cui il bene comune è anteposto a quello individuale."

Nessun commento:
Posta un commento