lunedì 27 agosto 2018

IL TEMPO DEL DIALOGO

La condizione giovanile e quali fattori di rischio di disagio: il tempo del dialogo.

In questa epoca storica, inflazionata dai mass media, la comunicazione interpersonale diventa sempre  più indispensabile strumento di conoscenza, di scambio, di interazione, di costruzione di significati condivisi, ma è anche fonte di difficoltà  e di disagi. E il mondo giovanile ne è grandemente coinvolto.
Ci sono domande quali: che cosa significa interagire in senso comunicativo - si puo’ parlare di comprensione reciproca – che cosa passa tra emittente e destinatario – quali difetti e pregi del proprio stile comunicativo – che cosa fa star bene nella comunicazione – quali malesseri e difficoltà si avvertono nel comunicare con gli altri – si puo’ migliorare la propria comunicazione…..
Tutte domande che sorgono immediate quando si pensa alla comunicazione tra “giovani” e  alla comunicazione nella famiglia dal momento che essa rappresenta la modalità attraverso cui si possono esprimere affetti e sentimenti.


Risultati immagini per mass media bambini

martedì 31 luglio 2018

Alunni con Bes




Intervento del prof. Ianes :


Da più parti emerge la necessità che le diverse figure educative, in particolare i genitori, ma anche i docenti della scuola secondaria di primo grado, debbano prestare le massime attenzioni. Comprendere i bisogni di questa età è necessario per poter poi intervenire in maniera opportuna.


La scuola è poi uno dei primi ambienti in cui possono manifestarsi i tipici problemi della preadolescenza maschile e femminile. In questo periodo potrebbe verificarsi un calo del rendimento scolastico associato spesso a crisi di rabbia e a comportamenti aggressivi. Il genitore è proprio qui che deve cercare di essere presente, di parlare con le insegnanti; è necessario capire ciò che non va e che impedisce al ragazzo di essere concentrato a scuola. I comportamenti imitativi e l’esigenza di fare gruppo, iniziano a farsi sentire, portando a volte esiti negativi.

domenica 1 luglio 2018

L'EMERGERE DEI BES



L'EMERGERE DEI BES

L’alunno “standard” non esiste più, o quantomeno occorre fare i conti con una pluralità di situazioni individuali all’interno della classe che rendono impossibile “disegnare” un alunno-tipo. Ciò che si vuole sottolineare è l’importanza nella scuola dell’osservazione per l’identificazione precoce delle difficoltà. Molti sono quei ragazzi bisognosi di una speciale attenzione: le cause dei loro bisogni possono essere fatte risalire alla famiglia per svantaggio culturale o per atteggiamenti educativi inadeguati, scarsi stimoli linguistici e culturali. Anche il contesto relazionale, per povertà di relazioni offerte, carenze affettive o di isolamento, contribuiscono al loro svantaggio.

giovedì 28 giugno 2018

LA MIA ESPERIENZA


ATTIVITA' DEL DOPOSCUOLA



La bellezza dell’HappyCentro è vedere tanti bambini e ragazzi diversi per età, genere, provenienza, esperienza di vita, radici culturali, nazionalità, che riescono a stare assieme divertendosi, giocando, a volte anche litigando, creando legami favorevoli alla crescita. L’HappyCentro ha colto questa caratteristica come opportunità di crescita nella dimensione dell’accoglienza dell’altro e della capacità di vivere la diversità come un valore. Il tema dell’accoglienza, quale percorso delineato per aiutare i bambini e i ragazzi a vivere in pienezza e a saper apprezzare i doni che si possono ricevere nell’esercitare questa “pratica” e nel vivere con questo atteggiamento interiore. Quindi apertura all'altro come percorso di educazione multiculturale che possa favorire l’integrazione di tutti.

giovedì 21 giugno 2018

HAPPYCENTRO


CHE COS'E' HAPPYCENTRO ?
L’happyCentro è un luogo educativo e ludico dove numerosi bambini e ragazzi, dai 6 ai 14 anni, del territorio di Noventa Padovana si ritrovano per passare insieme i pomeriggi.I bambini e i ragazzi sono impegnati nello svolgimento dei compiti scolastici in gruppi di apprendimento divisi in fasce di età dove tutti lavorano, chi in autonomia, chi supportato ed aiutato dagli educatori professionali, dai religiosi, dai volontari e dai tirocinanti.Non mancano momenti di gioco libero (giochi in scatola, ascolto di musica, wii, lettura riviste e molto altro ancora ) o strutturato secondo le indicazioni degli educatori.I bambini portano la merenda ma, spesso e volentieri, genitori e volontari la offrono per tutti, portando delle buonissime torte che vengono velocemente “spazzolate”.  Terminati i compiti ci sono i laboratori creativi che possono essere scelti liberamente dai bambini e dai ragazzi tra quelli presentati all’inizio di ogni mese. 

mercoledì 20 giugno 2018

ESPERIENZA DI TIROCINIO


Vi presento la struttura dove ho svolto il mio tirocinio universitario , che è partito dal 15 di marzo fino a metà giugno .


Il Villaggio S. Antonio nasce a Noventa Padovana (PD) nel 1955 per volontà dei frati minori conventuali. Inizialmente destinato ad accogliere i numerosi orfani presenti in quel periodo nel territorio padovano, con il passare del tempo e il mutare delle necessità sociali, ha aperto le proprie porte a minori in situazione di disagio con difficoltà familiari e a persone con disabilità. Il primo Centro Diurno per persone con disabilità nasce nell’ottobre del 1985 e l’anno successivo la prima Comunità Alloggio.
Oggi il Villaggio Sant’Antonio è un ente senza scopo di lucro (onlus), che si avvale dell’aiuto di collaboratori dipendenti e di numerosi volontari. Da dicembre 2017, la direzione è passata nelle mani della dott.ssa Lucia Vettore, in stretta sinergia con la comunità dei frati e delle suore da sempre operanti in questa importante opera della carità antoniana. La mission propria del Villaggio, infatti, con la sua caratterizzazione francescana e antoniana, continua a essere garantita dalla presenza dei frati minori conventuali e dalle suore francescane missionarie di Assisi.

giovedì 5 aprile 2018

RAGAZZI DIFFICILI

Mi è capitato di leggere un libro interessante , vi voglio riportare uno stralcio  molto significativo .



"CAPITOLO 1 CHI SONO I RAGAZZI DIFFICILI 1.1



“Ragazzi difficili” : perché? Gli adolescenti con cui sono entrata in relazione in occasione del mio tirocinio universitario in Brasile hanno abbandonato la scuola, sono scappati di casa, hanno commesso reati, hanno tentato il suicidio, hanno subito violenze, hanno assunto sostanze stupefacenti. Si tratta evidentemente di storie diverse, di comportamenti non omogenei, di percorsi di vita non omologabili, dove però tutti questi ragazzi hanno in comune il fatto che i loro comportamenti sono percepiti come discordanti rispetto a un modello condiviso. Si può parlare di quelli che Piero Bertolini definisce ragazzi difficili , dove il termine difficile è inteso in senso forte , perché individua quelle condizioni in cui la soglia della problematicità viene superata provocando difficoltà. L’autore più in particolare classifica i ragazzi difficili in tre categorie : 
-i ragazzi a rischio, 
-i ragazzi disadattati, 
-i ragazzi delinquenti. 
Nella mia esperienza di tirocinio come educatore sociale e animatore ho avuto modo di incontrarle tutte. I ragazzi a rischio vivono situazioni caratterizzate da carenze di ordine materiale o relazionale. Con quelle di ordine materiale si intendono condizione di povertà, insicurezza economica, disagio abitativo e più in generale un’esistenza vissuta in un contesto sociale profondamente degradato. Con carenze relazionali invece si intendono quelle particolari condizioni o storie familiari che comportano l’abbandono, il rifiuto o forme di vera e propria disgregazione della famiglia. Questo genere di condizioni che fanno da sfondo all’esperienza evolutiva del bambino o del ragazzo sono considerate come fonti di un disagio sociale collocato essenzialmente nel futuro. In sintesi questi ragazzi vivono un mondo relazionale decisamente contraddistinto dal disagio. I ragazzi disadattati assumono atteggiamenti o comportamenti più o meno disadattivi. Sono adolescenti o preadolescenti che in risposta a situazioni percepite come dolorose o critiche, hanno consolidato atteggiamenti lesivi di sé o del contesto in cui vivono. Le reazioni messe in atto come risposta a queste situazioni sono un senso permanente di fallimento, la rivendicazione continua di autonomia. Dal lato pratico queste reazioni corrispondo a fughe da casa, abbandono della scuola, piccoli furti, reazioni aggressive nei confronti di cose e persone. I ragazzi delinquenti sempre seguendo le definizioni di Bertolini, sono tutti quei minori che hanno infranto le norme del codice penale. Il ragazzo che ha a che fare con la giustizia si trova indubbiamente in una situazione di difficoltà. La scelta di un atto antisociale è l’indice di un maggior stato di tensione o di una difficoltà più profonda da lui avvertita nel processo di costruzione di sé come soggetto. Nella maggior parte dei casi il reato rappresenta un puro mezzo per soddisfare bisogni che questi ragazzi hanno in comune con la maggior parte degli adolescenti. A proposito di quest’ultima categoria è opportuno accennare anche a quei minori coinvolti in attività che fanno capo a forme di criminalità organizzata, dato che questa è diffusa assai nel territorio brasiliano e colpisce tutti quelli che appunto possiamo includere tra i ragazzi “ difficili”. Nello specifico va segnalato che nella maggior parte dei casi gli adolescenti o i preadolescenti che entrano a far parte di questi circuiti non scelgono l’attività criminale come puro mezzo per ottenere dei benefici, ma come stile di vita: uno stile che è caratterizzato da un forte senso di appartenenza a un nucleo diventato per loro familiare percepito come l’unico. Questi legami che i ragazzi instaurano sono forti, solidali e li fanno sentire parte di una comunità, in cui il bene comune è anteposto a quello individuale."

lunedì 19 marzo 2018

GENITORI TROPPO PROTETTIVI GENERANO INSICUREZZA

"Sono doppiamente preoccupata: come mamma, perché mi chiedo quali conseguenze potrà avere sulla crescita dei ragazzi l'incapacità di riconoscere le loro responsabilità quando commettono azioni scorrette, dubitando sempre della parola della scuola.
Come dirigente, perché mi trovo in difficoltà a creare con questi genitori un'alleanza educativa, che ritengo un obiettivo fondamentale. (Mamma)
Immagine correlata

Cara Alessandra, molte volte ho richiamato la difficoltà di separazione come uno dei problemi psicologici più rilevanti tra genitori e figli. La separazione prima che essere fisica si verifica nella mente delle persone. Alcuni genitori sentono i figlio come u n prolungamento di loro stessi , per cui tendo a scusarli sempre perché si riconoscono in loro da ragazzi. Altri ritengono che un rimprovero fatto a un figlio sia un'accusa di incapacità educativa.
Altri ancora hanno bisogno di difendere a ogni costo la propria immagine mentale di un figlio ideale e meraviglioso.
Dentro a queste diverse posizioni c'è l'idea del figlio come qualcuno che appartiene ai genitori, il risultato esclusivo dei loro cromosomi e del loro amore. Negando però che un figlio appartiene a se stesso prima che a mamma e papà e che , man mano che cresce, la protezione nei suoi confronti va ridotta in modo che il ragazzo si confronti in autonomia con la realtà e le sue richieste. Non è forse un caso se i disturbi d'ansia e quelli legati alla carenza di autostima siano cosi diffusi?
Un narcisismo rafforzato da quello dei genitori che non tollerano le frustrazioni dei figli e, anziché aiutarli a trovare sicurezza in se stessi, si fanno carico di difenderli anche quando sono indifendibili.(Dottore)"

Articolo Famiglia Cristiana

martedì 27 febbraio 2018

IL METODO MONTESSORI

SPES - Servizi educativi e sociali alla persona metodo Montessori - recupero adolescenti



Risultati immagini per montessori





Di seguito vi riporto un sito che parla del metodo Montessori.

http://www.centromontessoripadova.it/

sabato 17 febbraio 2018

STARE INSIEME



L'importanza dell'essere insieme...
Stare insieme alle persone e non al di sopra di loro ci rende migliori.

giovedì 15 febbraio 2018

COMUNITA' EDUCATIVA DI PADOVA


Comunità educativa ad opera dell'ULS di Padova per ragazzi dai 13 anni ai 18.
Breve descrizione di tale realtà educativa:

Come comunità abbiamo accettato nel settembre del 2003 di diventare gruppo aderente del cnca (dopo circa due anni come gruppo osservatore): coordinamento nazionale delle comunità d'accoglienza, nato nel 1982, ha stipulato un documento programmatico in cui compaiono 10 principi fondamentali che sono la base a cui ogni realtà aderente deve riconoscersi, tra questi: l'impegno é rivolto alle varie forme di marginalità e disagio: é importante accogliere la storia e la vita della persona e non il suo problema; il territorio con le sue risorse é un punto di riferimento obbligatorio; il valore del pluralismo é fondamentale nel rispetto di ideali, motivazioni e fedi diverse; oltre ad affermare il valore della laicità é importante tenere presente competenze ed esperienze differenti per una crescita globale.
Riteniamo importante come comunità aderire al coordinamento per poter vivere un confronto, un dialogo e una formazione con altre realtà che si occupano di disagio sociale. Da dicembre 2006 la nostra presenza all'interno del cnca é diventata più assidua dopo l'elezione del nuovo esecutivo, di cui fa parte una delle nostre educatrici.
 Per maggiori informazioni si consulti il sito: www.veneto.cnca.it
                                                                               http://www.operacasafamiglia.it/pagine/comunitaeducativa.htm

martedì 30 gennaio 2018

I FIGLI E QUEGLI AMICI CHE NON PIACCIONO AI GENITORI

"Da quando esce con il nuovo gruppo di amici Letizia è molto cambiata. E' diventata provocatoria non rispetta più gli orari di rientro, dice un sacco di parolacce. Le sue nuove frequentazioni non ci piacciono: ci sembrano ragazzi che vivono in strada tutto il giorno. Il problema è che un paio sono sue compagne di scuola. Anche da li ci vengono segnali negativi : i proff. ci hanno detto che sono preoccupati dai ragazzi che  Letizia frequenta . (Mamma)

Non sempre è facile trovare buone compagne. Come per Letizia, l'ingresso in un nuovo ambiente, come la scuola superiore fa sentire autonomi e desiderosi di nuove esperienze, ma anche più bisognosi di accettazione. Questo mix di fattori può portare ad abbandonare le vecchie amicizie alla ricerca di nuove compagnie più eccitanti. Sono finiti i tempi in cui i genitori potevano accompagnare i figli alla creazioni di nuovi rapporto, gli adolescenti sono ora al volante dei loro rapporti, ma qualcuno ha una guida spericolata. Che cosa si può fare ?

In primo luogo capire se davvero i ragazzi stanno frequentando una compagnia rischiosa.
Non ci sono segnali univoci, ma un insieme di comportamenti che vanno analizzati.
Per esempio atteggiamenti fortemente provocatori, manti di rispetto, eccessivamente sospettosi nei confronti dei genitori. L'abbandono degli impegni scolastici ed extra scolastici: ritardi o assenze non giustificate, calo rilevante dei voti, progetti che vengono abbandonati, il ritiro da interessi o da vecchie amicizie consolidate. Se i genitori non condividono le frequentazioni dei figli, che cosa possono fare ?
In primo luogo, evitare di dare giudizi affrettati; meglio provare a conoscere i nuovi amici, sia parlandone sia con il proprio figlio sia direttamente, creando le occasioni per poterli incontrare, una pizza al sabato sera o l'opportunità di accompagnarli in auto al cinema o a un concerto possono essere utili per capire meglio chi sono questi nuovi amici. E poi parlarne, facendone un'occasione di dialogo e non di monologo. E' bene evitare una critica esplicita delle nuove compagnie, per evitare l'effetto indesiderato di rafforzare questi rapporti, magari ancora superficiali. (Dottore) "

Articolo della Famiglia Cristiana

mercoledì 3 gennaio 2018

BENVENUTI

Benvenuti nel mio blog
In questo blog parlero' del tema degli adolescenti con problemi familiari e scolastici.